bianco e nero

Tesoro, i nostri figli sono razzisti

Nessuno nasce razzista, ma rischia di diventarlo.

bianco e nero
I bambini non sono razzisti, però lo diventano

Sebbene qualcuno continui a storcere il naso alle classi multicolore, queste sono ormai una realtà. E con il passare degli anni lo saranno sempre più. Che a qualche genitore piaccia o meno.

I miei figli frequentano la scuola pubblica sia per ragioni economiche, ma soprattutto sociali: vogliamo che conoscano il mondo. Tutto. Il ricco e il povero, il bianco e il nero, il musulmano e il cristiano. I gusci iperprotettivi di alcune realtà prima o poi si rompono e  i “pulcini” che ne vengono fuori rischiano di trovare una realtà decisamente meno calda e ovattata rispetto a quella a cui sono abituati.

Capita quindi che in classe ci siano bambini provenienti dall’Europa dell’Est come dall’Africa. Quando arrivano in Italia già “grandicelli” ovviamente hanno difficoltà lingustiche e quindi di relazione con i loro compagni.

Conoscenza della lingua o meno, i bambini si piacciono a pelle, come noi adulti dopotutto, ma a differenza di noi adulti non si escludono per il suo colore.

Nessun bambino nasce razzista, casomai lo diventa.

Voi quoque ? 

Nati da una mamma “abbronzata” -citando sempre il solito”politico” – mi è sembrato assurdo udire certe parole oscene – perché tale è la xenofobia – uscire dalla bocca dei miei figli riguardo a un compagno di classe africano.

Non ho lasciato correre e ho chiesto spiegazioni alla maestra. Mi ha “tranquillizzato” dicendomi che il bambino in questione non subiva alcun tipo di discriminazione, che era ben integrato in classe e giocava con gli altri. Le ho creduto e no, conoscendo l’humus del territorio… Nonostante le parole dell’insegnante mio figlio, per qualche surreale ragione, ce l’aveva con l’Africa. Quel che mi ha maggiormente colpito – e ferito – è stato il potere della meschina ignoranza che qualche genitore instilla nell’animo del figlio fin da bambino. Chiaro, il genitore portatore malato di tale deficit non può fare altrimenti; è quindi mio dovere allontanare i miei figli da cotanta miseria. Non è facile perché il “gruppo” il più delle volte ha la meglio, ma, crescendo, capiranno che la vera povertà è intellettiva e culturale.

Tra le becere “leggende” razziste c’è quella che i neri non si lavano.

“Quel signore puzza!”, dice mia figlia indicando un signore di colore (quanto odio questo termine!). Il signore mi guarda e in quel momento vorrei sprofondare.  In realtà dovrei solo chiedere scusa, ma per vergogna non l’ho faccio. Rimprovero mia figlia dicendole che queste cose non si dicono. Queste cose? Sarebbe stato opportuno spiegarle in maniera semplice quali sono queste cose. Devono averlo fatto a scuola dicendole che la mamma è del color del cioccolato, tanto buona da mangiare. Quindi oltre che razzista adesso è anche cannibale!

In difesa dei più deboli

Quel che voglio proprio inculcare, ripeto, in-cul-ca-re, nella testa dei miei figli è che siamo tutti diversi, ma la nostra diversità non dipende dal colore: ognuno di noi ha il proprio colore esteriore ed interiore.

Da bianchi, quindi socialmente “privilegiati”, vorrei che si battessero per diffondere l’uguaglianza, che diventassero paladini dei più “deboli”. Però ci vuole coraggio, bisogna essere pronti (e corazzati) a diventare bersaglio di quelli che si credono “forti”. Occorre mettere in conto il rischio di venire isolati, ma non per questo di smettere di lottare.

Lettura consigliata

 

 

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