Ultimo giorno di scuola

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Confesso che avevo un po’ il magone. Forse sono troppo incline alle lacrime, forse sono “solo” una mamma che sta vedendo il suo piccolino diventare un ometto.

Il giorno precedente alla chiusura è tornato con una cartellina colorata piena zeppa di tutti i lavori che hanno fatto durante l’anno scolastico. é stato bello sfogliare gli album didattici con tutti i suoi scarabocchi… Il “ragazzo”, come la maggior parte dei bambini, tendendo a separare il “lavoro” dalla vita privata: alla domanda “com’è andata oggi”, la risposta di solito è molto evasiva (“ho giocato”), se non addirittura assente.

A volte vorrei poter vedere quello che fa, quello che dice e come si relaziona con gli altri quando non ha le spalle coperte dalla mia presenza. Ricordo con piacere i giorni di “ambientamento” al nido. Io seduta su una seggiolina mentre lo osservavo esplorare la stanza e gli altri bimbi. Si è ambientato persino troppo in fretta: in meno di due settimane l’ho lasciato, per la prima volta, in balia di estranei. Non è stato difficile perché mi ha dimostrato di sapersela cavare da solo, di essere indipendente, mi è spiaciuto solo non poter più vederlo…in azione.

Il passaggio alla scuola materna è stato più delicato – e difficile –  in quanto sono entrate in ballo altre dinamiche oltre al distacco materno. Però, da quello che mi hanno detto le maestre, ha imparato presto a rispettare le regole e a vivere in un nuovo contesto.

Sono fiera di lui e dei suoi progressi. Ripetetelo spesso ai vostri figli, un giorno se ne ricorderanno*, eccome! – e incoraggiate il più possibile la loro autonomia: cresceranno sicuri di loro stessi e felici di avere dei genitori che credono** veramente in loro.

* anche se non lo fate, eh!

** credete anche nella professionalità degli insegnanti. Se rimproverano (severamente) il vostro – non intoccabile – pargoletto, sanno quel che fanno!

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