#iononcedoalcapriccio

é la quiete prima della tempesta. è tra i momenti (pubblici) più temuti dai genitori. è lo scoppio di tensioni e frustrazioni che il bambino ha dentro ma non è ancora in grado di spiegare a parole. Sì, è lui è il temper tantrum: urla e pianto “isterici”, incontrollati e ingestibili in primo luogo dal bambino. Nell’età della crescita sono frequenti, ma momentanei e vanno vissuti da parte dei genitori per quello che sono senza tanti allarmismi e preoccupazioni, sopratutto in pubblico.

Tantrum at the market

Non mi era mai capitato che Leo si mettesse ad urlare e piangere disperato al supermercato. Ma è successo. Come da suggerimenti da manuale (peccato che i bambini non nascano con allegato il libretto per la risoluzione dei problemi!) ho cercato di calmarlo deviando la sua attenzione su altro (i colori dei prodotti, il profumo del pane, ecc..), ma i miei sforzi sono stati vani.

In momenti del genere si vorrebbe avere una vanga, cominciare a scavare una buca e nascondersi là dentro finché il bambino non si è calmato. Ma alla fine, perché dovrei vergognarmi di una normale e momentanea fase di crescita* del bambino? Quanto peso dovrei dare alla gente che assiste alla scena magari pensando che mio figlio è viziato e io non sono un bravo genitore? Bene, quanto peso ho dato in quella specifica situazione? Zero! Ripeto, zero. Chi non ha peccato scagli la prima pietra!  E poi,  chi non è stato bambino? Chi non ha nipoti? Ma soprattutto, in coscienza io so di essere una brava madre e il giudizio degli altri non mi deve toccare minimamente: io non sono meglio di loro, ma loro non sono meglio di me.

toddler-tantrum-kitE così, dopo aver posto l’ashtag #iononcedoalcapriccio alla questione, ho continuato a fare la spesa con il bambino ormai in evidente “cortocircuito” nel carrello. Mi sarei sentita “fallita” nel mio ruolo di genitore se avessi comprato ciò che il bimbo a gran voce chiedeva, se avessi esaudito il suo capriccio.

A testa alta sono andata alla cassa…dove si è messa a piangere anche la sorella. La scena era talmente surreale che veniva da ridere. E con la cassiera abbiamo riso!

Tornati a casa il piccolo si è calmato, come se non fosse successo nulla. L’incantesimo negativo del tatrum si era spezzato e mio figlio si era riappropriato delle sue emozioni. Col senno di poi cerco di capire il perché del capriccio e personalmente spesso lo ritrovo nella gelosia nei confronti della sorella. A quel punto tento di fargli capire che sia lui che la sorellina sono i miei bambini e amo tutti e due allo stesso modo. Non è facile, ma il pensiero che è una fase passeggera mi fa ben sperare per il futuro – anche perché, nonostante la normale gelosia, so che le vuole bene e molto spesso lo dimostra.

Siamo tornati sul luogo “del delitto” con il papà. Lo scaffale dove si trovava l’oggetto del desiderio era vuoto. Leo lo ha fatto notare a me e al papà, che, con una banale scusa, ha spiegato il motivo di quella mancanza. In questo caso non si è verificata nessuna tempesta emotiva.

So che accadrà ancora. Come i terremoti questi eventi non sono prevedibili, ma in cuor mio spero di aver insegnato a mio figlio che piangere e strepitare non serve ad ottenere ciò che si vuole, e soprattutto, molte volte bisogna imparare a rinunciare ai propri desideri, piccoli o grandi che siano.

* poi è vero che esistono anche i mocciosi viziati senza speranza. In quel caso la fase dura molti, molti anni e la “guarigione” non è garantita

** immagine presa dal blog “CRAP Mamma

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