Viaggiare a vent’anni, viaggiare a trent’anni

Le ricordo le valigie dei miei 20 anni. Le preparavo con la stessa bramosia con cui si attende di scartare i regali la notte di Natale; le preparavo con larghissimo anticipo, circa un mese prima. Come riuscissi a far entrare un armadio in una valigia resta ancora un mistero irrisolto: tutto era necessario e indispensabile. Oltre ad una quantità assurda di magliette, pantaloni (almeno 4 paia!) e costumi da bagno – perché per me vacanza è sinonimo di mare – i miei famosi must haves erano il phon e la piastra per ostinatamente stirare i capelli in un luogo in cui l’ umidità toccava il 60%… Infine le scarpe. Eh già, c’erano pure loro: da mare, da giorno e da sera, che non sia mai! Oh, per poco non dimenticavo il beauty case nel quale erano stipati ombretti, matite e mascara da far invidia alle valigette di Dalla Palma.
Se la valigia fosse stata una chiavetta USB da 8 giga mi sarebbe apparso il messaggio “spazio insufficiente”, perché là dentro volevo ficcarci un tetra di roba. Incapace di rinunciare al superfluo del superfluo elemosinavo spazio nella valigia di mia madre, tanto lei viaggiava con poco…
Dai quindici ai venti (circa) le valigie erano cariche della naturale vanità femminile di apparire carina in uno spensierato e frivolo contesto vacanziero. Poi la maturazione, poi l’alleggerimento fisico e psicologico.
Eh già, con il passare degli anni, inizialmente per necessità, ho imparato a portare con me l’indispensabile. La  “frivolezza” dei vent’anni è stata sostituita dalla praticità dei trenta (con figli).
La valigia e il suo carico possono essere visti come metafora degli anni che passano e passando ti cambiano. Non è un cambiamento in meglio o in peggio, è semplicemente una nuova stagione di sé, un nuovo punto di vista sul mondo e sulla propria esistenza.
La mia nuova prospettiva e il mio nuovo bagaglio (leggero) sono quelli di una persona che cerca di  vivere bene con se stessa dando meno peso al giudizio altrui, che desidera accettarsi per quello che è, che lascia da parte il superfluo per vivere con quello che ha. Forse è una valigia più disincantata, con qualche rimorso e qualche rancore, ma, liberata da tanti piccoli fardelli, adesso lo spazio più grande è occupato dall’amore per la mia famiglia e dalla voglia di stare bene insieme…anche con quattro “stracci”.

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