Scarpe e libertà

ribelle
Come  effettivamente potrebbe essere mia figlia tra qualche anno 🙂

Oggi io e la signorina Alice da brave femminucce siamo andate a fare shopping. La piccola comincia a muovere i suoi primi passetti e le scarpe ormai sono diventate una necessità per camminare all’aperto perché in casa, anche d’inverno, si gira scalzi o tutt’al più con le calze.

Alice non ha mai portato le scarpe, nemmeno d’inverno, nemmeno nei giorni di pioggia quando delle perfette sconosciute, e ripeto, perfette sconosciute, trasalivano, guardandomi come una madre snaturata, perché non mettessi le calze a mia figlia: la bambina se le toglieva da sola, perché forzarla se le davano fastidio ? (E tra parentesi, a te che importa ?) Digressione a parte, la bambina non ha mai conosciuto un plantare, un cucitura o una qualsiasi cosa che “bloccasse” il piedino. Ovviamente la sua prima reazione è stata quella di levarsele. C’era da aspettarselo. La bimba è già ribelledi natura  e mal tollera cappelli, fascette e cinture, insomma, non le piacciono le costrizioni. La bimba è un po’ “selvaggia”, cresciuta un po’ alla Mogwli. E a me piace così. A me piacciono i bambini “selvaggi” nel senso di liberi, dove libertà non significa anarchia e prepotenza, attenzione!

Oh my gosh!
Oh my gosh ! è ridicolo !

Liberi da abiti improponibili da “baby-adulto”,  liberi da costrizioni, liberi da “no-no-no”. I bambini devono vestirsi e comportarsi da tali.

Non c’è fretta di adeguarsi, o meglio, di adeguarli alle mode, di ingabbiarsi nelle sovrastrutture della società, di fare quello che gli altri si aspettano tu dica o faccia per pura for-ma-li-tà, c’è tempo per ridimensionare i sogni in cui sarebbe bello credere nonostante le avversità, c’è tempo per imbrigliare la fantasia, c’è tempo per aver paura o ancor peggio diventare i primi nemici di se stessi non accettandosi per quel che si è.

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