Sì, viaggiare

Mi piace viaggiare da sola, ma anche in coppia.

Al ritorno da una “vacanza” (anche se preferisco definirla più poeticamente come viaggio) torno sempre un po’ cambiata, arricchita dai nuovi paesaggi, dalle facce sconosciute, dalle strade e dai cieli distanti da casa. Il viaggio diventa quindi più metaforico che fisico: è un viaggio principalmente introspettivo. Mentre sono seduta sulla poltroncina del treno, con la musica di sottofondo nelle orecchie e lo sguardo rivolto verso il paesaggio che scorre veloce, ho la possibilità di fermare il tempo e pensare al mio piccolo microcosmo.

Come ho detto all’inizio, mi piace viaggiare da sola, e i sopra citati pensieri attraversano la mia mente in quei momenti, quando invece viaggio con il mio compagno, lui diventa complice del viaggio, delle soste all’Autogrill, delle informazioni riguardanti la viabilità sulla frequenza radio 103.3, delle persone che conosciamo. Banale dire che in questo caso il viaggio assume una funzione “terapeutica”, avvicina (o riavvicina) e rinsalda il legame.

Il viaggio continua anche quando si è concluso perché rivive nei ricordi fatti di foto, musiche, persone e cibi. E alla fine di un viaggio, poco dopo, o proprio durante il ritorno verso casa, la mente già progetta la destinazione successiva.

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